Il margine di contribuzione dello studio dentistico

Il margine di contribuzione dello studio dentistico

Il margine di contribuzione è un parametro essenziale per controllare la gestione dell’attività dello studio dentistico. Prima di entrare nel merito, è opportuno approfondire alcune cose. 

La paura degli errori può talvolta salvare uno studio odontoiatrico dal fallimento, ma che può impedire anche di fare i giusti investimenti nello studio dentistico e operazioni economiche che potrebbero rivitalizzare l’attività e ridarle competitività e entusiasmo.

“Esistono modelli di comportamento che possono minimizzare il rischio di investimento?”

“Esistono metodi di calcolo che possono essere utilizzati per evitare in modo ragionevole transazioni troppo rischiose?”

Ovviamente, la risposta a tali domande è affermativa, e lo strumento che ci porta alla risposta è proprio il margine di contribuzione dello studio dentistico

Nelle attività professionali e imprenditoriali, il parametro per convertire il rischio netto in rischio calcolato è, appunto, questo margine.

Vediamo di seguito quale è la classificazione dei costi nello studio dentistico. 

La corretta classificazione dei costi: fissi e variabili

La corretta classificazione dei costi in uno studio dentistico è data da due diversi sottoinsiemi: costi fissi e costi variabili. 

I costi fissi, chiamati così perché non sono soggetti a variazioni rispetto alla produzione di uno studio dentistico. 

In altre parole, approssimando il più possibile, si può affermare che questi costi, che vengono sostenuti a fine anno, non mutano e restano tali anche se lo studio ha lavorato poco o molto. 

Ci sono alcuni fornitori di servizi, come il commercialista, le assicurazioni oppure i dipendenti che, indipendentemente dall’entità del lavoro svolto, devono essere comunque costantemente pagati. 

A questo punto, potrebbe esserti utile la lettura di: Riscossione accentrata dei compensi, come gestirla nello studio dentistico

Invece, per quanto concerne i costi variabili, sono intimamente connessi alla tipologia e al numero di prestazioni che uno studio dentistico ha eseguito. 

In questa categoria di costi vanno annoverati quelli affrontati dai laboratori, per l’acquisto di materiali di consumo e, anche, quelli inerenti ai compensi per gli operatori (igienisti o odontoiatri). 

Cos’è il margine di contribuzione?

Il margine di contribuzione è un parametro che facilita la gestione dello studio dentistico ed è di due tipologie:

  • il margine di contribuzione di primo livello;
  • il margine di contribuzione di secondo livello.

Il primo nasce dalla differenza tra i ricavi e i costi variabili che li producono, il secondo è dato dalla differenza tra i ricavi e i costi diretti e variabili che servono per produrli.  

Quale è l’utilità di entrambi? Vediamolo. 

Margine di contribuzione di 1° livello e di 2° livello: a cosa servono?

L’utilità del margine di contribuzione di primo livello deve essere considerata dal punto di vista prettamente economico. 

Infatti, se una determinata prestazione dà vita a un margine di contribuzione negativo, non andrebbe mai erogata in quanto reca danni allo studio dentistico. Invece, se il margine prodotto è positivo, la prestazione è vantaggiosa e va sempre erogata. 

L’utilità del margine di contribuzione di secondo livello si manifesta quando uno studio dentistico si accinge a investire una branca specifica dell’attività. 

Calcolandolo, si può stabilire se il costo diretto dell’investimento in quella branca specifica dà un numero negativo o un numero positivo. In questo modo, è possibile vagliare l’opportunità di un aumento tariffario oppure se l’investimento stesso conviene. 

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