Fringe benefit per lavoratori e collaboratori dello studio dentistico

Fringe benefit studio dentistico

Per Fringe benefit per lavoratori e collaboratori dello studio dentistico si intende letteralmente un “beneficio accessorio”, di fatto si tratta di una forma particolare di pagamento che il datore di lavoro concede al lavoratore non sotto forma di denaro erogato, ma bensì di beni o servizi.

Purtroppo data la sua complessa gestione fiscale, molti dentisti, sono scoraggiati dal valutare e coltivare questa opportunità.

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Welfare e Fringe benefit: cosa dice la normativa?

La principale norma di riferimento per il Welfar e Fringe benefit, è rappresentata dal Testo Unico Imposte Dirette (TUIR), più precisamente da DPR del 22 Dicembre 1986 n. 917.

Esiste poi un’altra disciplina relativa alla remunerazione del dipendente che è quella del Welfare di produttività.

A questo punto però è doveroso specificare che tali normative, si applicano ai lavoratori dipendenti e ai collaboratori parasubordinati, ovvero tutte quelle figure che si inseriscono nel regime fiscale del lavoro dipendente.

Per fare chiarezza:

  • lavoratori subordinati di qualsiasi categoria;
  • lavoratori parasubordinati come collaboratori coordinati e continuativi e amministratori di società.

Va inoltre specificato che tali norme non si applicano indistintamente a tutti i lavoratori, quindi parleremo di:

  • lavoratori o dipendenti: quando le norme si applicano senza distinzioni;
  • dipendenti e collaboratori: quando si applicano ai primi e non necessariamente ai secondi. 

Rimangono quindi esclusi dall’applicazione di questa normativa professionisti e  imprenditori. 

Il rimborso spesa e il Fringe benefit

Il rimborso spesa deve essere iscritto al Libro unico del Lavoro e quindi  inseriti in busta paga. L’obbligo vige in ogni caso, sia in quello in cui tali rimborsi non siano imponibili, che in quello in cui lo siano. Non devono invece essere iscritti al LUL ne inseriti in busta paga quei rimborsi che si riferiscono a documenti intestati direttamente all’azienda. 

Le trasferte

Tra le prime tipologie di rimborsi che ci vengono in mente sicuramente ci sono le trasferte. 

Per trasferte ci riferiamo allo specifico caso in cui il lavoratore debba necessariamente recarsi fuori sede per motivi strettamente legati al lavoro.

In questo caso possiamo fare una distinzione tra trasferta fuori sede nello stesso comune, oppure quelle fuori sede in un comune diverso o addirittura uno stato diverso.

Queste trasferte, se rimborsate, rientreranno interamente nel reddito del dipendente quindi pienamente imponibili, ma esiste un’eccezione che ci consente di superare questo ostacolo ovvero: il rimborso per spese di trasporto di viaggi non con mezzi propri ma, con auto a noleggio o  mezzi pubblici, quando le stesse sono documentate dai documenti di spesa redatti dal vettore.

Per quanto riguarda invece i collaboratori o gli amministratori, se la sede non coincide con la sede operativa della società, la stessa viene stabilita nel domicilio fiscale del collaboratore o dell’amministratore. 

Il rimborso per trasferte in diverso comune eseguito con qualsiasi mezzo di trasporto invece, è beneficiato da un trattamento di favore in capo al dipendente, quando la trasferta parte dalla sede di lavoro e non dalla propria abitazione o da altri luoghi dove sia presente per motivi extra-lavorativi.

Vitto, alloggio e spese varie

Nel caso in cui siano previste questo tipo di rimborsi, alloggio e spese varie (per spese varie intendiamo, lavanderia, bagagli, servizi sanitari, telefono ecc..) le modalità di rimborso possibili sono tre:

  • analitica: fornire una documentazione di ogni spesa (scontrini, fatture ecc..);
  • forfettaria: il rimborso viene erogato con una quota stabilita a priori, sarà cura del dipendente rientrare in quel budget;
  • mista: costituisce una via di mezzo tra i due sopra citati.

Per  l’azienda si tratta di spese deducibili fino ad un importo massimo di 181,76 euro per le trasferte in Italia e di 258,23 euro per quelle estere.

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La disciplina generale del TUIR sui Fringe benefit del dentista

La disciplina generale del TUIR sui fringe Benefit del dentista, prevede che essi siano compresi all’interno del reddito di lavoro assimilato dal dipendente, insieme alle somme in denaro ricevute.

È chiaramente indicato che i Fringe benefit debbano essere iscritti sul TUIR, ed esposti in busta paga sia quando gli stessi sono assoggettati a tassazione in capo al dipendente o collaboratore, sia se esenti o agevolati.

Le esclusioni: i costi sostenuti nell’interesse del ddl

Bisogna chiarire a questo punto che vi sono alcune esclusioni rappresentate dai costi sostenuti nell’interesse del datore di lavoro come adad esempio beni o servizi dati ai dipendenti, destinati ad attività lavorative.

Questi infatti non andranno in nessun modo a rientrare nella disciplina dei Fringe benefit.

Quale valore è soggetto alla tassazione?

Per quanto riguarda il valore soggetto a tassazione, ovvero quello da  indicare, si tratta di quello “normale”, mi spiego meglio.

Nel caso in cui un dipendente riceve in modo parzialmente gratuito un bene o un servizio (ovvero ne pagherà solo una parte),  oppure gli viene direttamente trattenuta una somma da parte del datore di lavoro, tali somme di denaro sia nel primo che nel secondo caso, vanno scalate ossia sottratte al valore “normale” da esibire per la tassazione relativa all’anno in cui avviene il pagamento o la trattenuta.

Differente questione vi è se parliamo di titoli o quote partecipative in società. In questo caso il valore normale soggetto a tassazione è fissato in rapporto al patrimonio netto.

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La disciplina speciale dei Fringe benefits

La disciplina speciale dei Fringe benefit, riguarda solo gli stessi, ovvero tutte quelle erogazioni in natura che vengono concesse alla generalità dei dipendenti, o a particolari categorie di essi. 

Nel primo caso, la generalità dei dipendenti, la disciplina speciale fa riferimento alla totalità degli stessi, mentre nel secondo caso, le particolari categorie, il criterio risulta più ampio e non si interseca con le categorie di riferimento stesse (operaio, impiegato, ecc…) 

Come indicato dall’art. 12 del TUIR, Un’altra caratteristica della disciplina speciale dei Fringe benefits è quella, in alcuni casi, di definire che le norme previste da tale disciplina,  si applicano solo se il benefit è rivolto anche ai familiari del dipendente.

Per quanto riguarda invece la disciplina speciale dei Fringe benefits, relativa a quelli concessi a collaboratori o amministratori può presentare alcune criticità. 

Quindi è evidente che è assolutamente poco vantaggioso rivolgere questa tipologia di Fringe benefits, a queste particolari figure.

 Le disposizioni particolari: esenzioni e agevolazioni

Riguardo a Fringe benefit con disposizioni particolari, data la loro natura, vengono stabilite particolari regole di esenzione e agevolazione, vediamo insieme di quali si tratta.

Beni e servizi di modico valore: come spiegato nel Art. 51.3 del TUIR, benefit forniti al dipendente, che nel loro complessivo costituiscono un importo inferiore a 258.23 Euro, non sono tassabili in capo al lavoratore.

Somministrazione in mense aziendali o sul luogo di lavoro: l‘art. 51.2, lettera c, del TUIR stabilisce che questi Fringe benefit, sono del tutto esenti da imposte e non soggette a ritenuta. Inoltre per questa tipologia di Fringe benefit, non viene neanche richiesta la somministrazione alla generalità o categoria dei dipendenti.

Buoni pasto o ticket restaurant: come alternativa alla mensa, come Fringr benefit, e consentito erogare Tiket restaurant e indennità sostitutive (anche in denaro), per gli addetti a strutture lavorative come cantieri (quindi di carattere temporaneo) posti in zone dove mancano strutture ricettive come i ristoranti. 

Caratteristica vincolante in questo caso, è che tali benefit non devono superare l’importo giornaliero di 5,29Euro se in contanti, o 7 Euro se in formato elettronico.

Autoveicoli, motocicli e ciclomotori concessi in uso promiscuo: altro caso descritto nel Art. 51.4, lettera a, del TUIR, che rappresenta una dispostone particolare è quello della concessione di autoveicoli, motocicli e ciclomotori in uso promiscuo.

In questo caso tale concessione, si definisce promiscua in quanto differisce da quella puramente strumentale ( limitata ad un uso strettamente professionale), dando la possibilità al dipendente di usufruire dei benefit in modo misto sia per esigenze professionali, che personali. Consiglio utile, per evitare qualunque tipo di contestazione, è specificare questa particolare condizione nel contratto di lavoro.

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